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Temibili briganti negli anni dell'unità
 
Gli avvenimenti della Rivoluzione Francese ebbero un'eco anche a Marsiconuovo: ma il 20 febbraio 1799 la rappresaglia monarchica colpì le speranze dei liberali locali, abbattendo, non solo metaforicamente, l'albero della libertà.

Con il governo napoleonico Marsico venne compresa nella nuova provincia di Potenza, cessando di far parte del Principato Citra che aveva capoluogo Salerno. Gli anni della restaurazione borbonica videro a Marsiconuovo un'attiva sezione della Carboneria. Molti suoi esponenti come Michele De Blasiis e Domenicantonio Pasquariello furono in prima fila in quei moti del 1820, che rappresentarono una breve parentesi costituzionale nel governo assolutistico dei Borboni. Su di essi s'abbattè la vendetta di Ferdinando 1. tornato sul trono di Napoli: la stessa severità che il governo borbonico userà per reprimere i moti insurrezionali del 1848, e ai quali, nuovamente. Marsiconuovo avrebbe dato un grande contributo di uomini e di idee.

La data del 16 dicembre 1857 è legata per tutti i paesi della Val d'Agri al ricordo del tremendo terremoto che la sconvolse. I morti a Marsiconuovo furono 89, la cattedrale e il palazzo vescovile furono rasi al suolo.

Nei dieci anni successivi all'unità d'Italia i dintorni del paese fanno da sfondo alle gesta delle bande dei briganti, alcuni dei quali - dai pittoreschi nomi come Schiuppittiello, Nocchinfummo e Cianciarulo – erano originari di Marsiconuovo.

Siamo ormai al nostro secolo, Marsiconuovo pagò un duro prezzo alla prima guerra mondiale, con ben centoun caduti fra i suoi abitanti.
Nelle vicende a noi più vicine va purtroppo ricordata la data di un altro terremoto: quello del 1980 che ha lasciato profondi segni nell'abitato, superati con una paziente opera di rico