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Sarconi in premio per fedeltà al re
 
Tra la fine del '400 e l'inizio del '500, Sarconi ebbe il destino di costituire quasi una ricompensa alla fedeltà dei Sanseverino verso la corona aragonese. Quando questa veniva a mancare, il paese era ceduto ad altri feudatari.

Nel 1496, il principe Alfonso se lo vide restituito in seguito al perdono concessogli da Ferdinando d'Aragona. Nel 1503, ad Alfonso Sanseverino. in guerra contro la corte di Napoli, furono preferiti Giovanni Claver e Antonio di Cardona. Passano 4 anni e Sarconi torna a far parte dei domini dei Sanseverino fino al 1524 quando viene ceduto ai principi Carata di Stigliano. Dalla fine del '600 registriamo il nome di altri feudatari: sono i principi Pignatelli. signori di Marsiconuovo.

Agli inizi del '700 Sarconi contava 3200 abitanti e, secondo un viaggiatore dell'epoca, un'agricoltura fiorente. La tranquillità e l'anonimato che hanno contraddistinto le vicende storiche del centro della piana del Maglia furono spazzati via dai fatti del 1806. In quell'anno, per opera del sindaco Nicola Lattare, Sarconi diviene la capitale della resistenza antifrancese in Val d'Agri. Questo tentativo dura poco: la repressione dell'esercito di Bonaparte è spietata. Il prezzo più alto lo paga Viaggiano con 57 morti. Il periodo convulso della fine del regno borbonico investì anche Sarconi. Se nel 1860 furono sei i sarconesi arruolati nell'armata di volontari lucani, nello stesso anno non mancarono manifestazioni di segno opposto, antiliberali e filoborboniche.

Nel I883 la costituzione del Consorzio d'irrigazione portò rilevanti benefici all'agricoltura, fino ad allora stretta fra l'esigenza di un razionale uso delle acque e il problema che esse costituivano, come causa di malaria.